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Stilos

Domenico Sanfilippo Editore - Catania

Stilos, inserto culturale de La Sicilia. ( leggi l'ultimo inserto )

Stilos: un inserto letterario, riferimento per la cultura siciliana
Un inserto letterario particolarmente curato e interessante che arricchisce quindicinalmente il quotidiano La Sicilia. Abbiamo intervistato Gianni Bonina, coordinatore di Stilos per parlare con lui non solo del giornale, ma anche della realtà culturale siciliana.

Quando è nato Stilos?

Nell'aprile del '99. 'Non si arriva mai così lontano come quando non si sa dove si sta andando' hanno detto Emerson e Musil. Voglio dire che Stilos è nato per caso: gli editori siciliani volevano un catalogo per promuovere i loro titoli e noi proponemmo non una sterile brochure fatta di frontespizi e sinossi, da buttare nel cestino, ma qualcosa di più ricco, da conservare: con recensioni e interviste. Piacque e pensammo di farne un altro. Piacque anche quello e continuammo. Sono passati quattro anni. E continuiamo a farne ancora un altro.

Come è composta la redazione, è tutta interna o avete collaboratori esterni?

La redazione è molto virtuale: quella interna è fatta di eteronimi e quella esterna di bei nomi. Tutti scrivono, concedono interviste, pubblicano anticipazioni, regalano testi sempre a titolo gratuito. Siamo un po' come i Quaderni piacentini: chi pubblica sa che avrà non più di un ringraziamento e di un segno di amicizia e di consentaneità su dei valori comuni e condivisi. La redazione è comunque interna a La Sicilia di cui Stilos non è che il supplemento, pur essendo una testata del tutto indipendente. Esce con il quotidiano in allegato omaggio e viene recapitato a centinaia di indirizzi in Italia e all'estero.

Le scelte editoriali da chi sono compiute?

Le scelte editoriali, nel senso stretto del termine, spettano all'editore: che però non ha dettato che qualche indirizzo generale lasciando alla redazione la libertà delle scelte appunto redazionali, che sono quelle che riguardano la selezione degli argomenti. Non so in quanti altri giornali che circolino in Italia la mano dell'editore sia così leggera. Su Stilos non hanno alcun peso le ragioni che altrove spingono a preferire un autore o un libro a motivo della casa editrice, della sua politica editoriale o di interessi di scenario. Stilos è una testata, come è stato notato per ultimo da Crovi, che pensa solo all'autore e al libro seguendo il solo criterio della qualità. Un motivo in più per considerare coraggiosissima l'iniziativa di un editore che scommette in un settore nel quale quasi nessuno ha dimostrato altrettanto fegato. Consideri che Stilos è allegato a un quotidiano di provincia e non ad un grande giornale nazionale. E consideri che esce in una regione dove il numero complessivo delle librerie è appena un terzo di quelle presenti solo nella sua bella città di Milano. Eppure abbiamo dimostrato che c'è anche in Sicilia una domanda di cultura che aspettava risposta. Abbiamo cercato di darla e abbiamo avuto riscontri inattesi: Stilos ha avuto numerosi riconoscimenti e premi e quando è uscito per un solo numero in edizione separata dal quotidiano ha registrato un entusiastico risultato in edicola. Sono segnali che la Sicilia è molto cambiata. Dieci anni fa, ha fatto notare Camilleri, sarebbe stato impensabile concepire solo l'idea di investire risorse finanziarie in un giornale esclusivamente di letteratura in Sicilia. Ma lei mi chiedeva delle scelte circa il contenuto. Ascolto molto amici critici e scrittori - sono troppi per farne i nomi senza dimenticarne qualcuno - che mi suggeriscono libri e argomenti. Vivendo in Sicilia si ha un vantaggio e un handicap: il vantaggio è di essere lontani dalla scena e di stare in una sfera incontaminata; l'handicap è di non sentire gli odori e i sudori che si avvertono se si sta a ridosso dei protagonisti. Ma credo che i vantaggi alla fine siano superiori e più importanti.

Chi è il lettore a cui fate riferimento?

Quello che ama estraniarsi dalla realtà. Ad un certo punto della sua vita Calvino dice: 'Non è diminuito il mio interesse per quello che succede, ma non sento più la spinta a esserci in mezzo in prima persona'. Cosa vuol dire? Che la realtà con i suoi orrori, le sue urgenze, le sue chiamate in corresponsabilità, le sue emozioni forti, ha bisogno di una compensazione, richiede che si faccia un passo indietro, che ci si estranei volgendosi a una realtà altra, superiore, seppure virtuale: quella che offre il bello della letteratura. 'I fatti fisici non hanno realtà, è l'arte sommamente reale' dice Croce nel suo Breviario. Ricorda Borges? 'Il libro è una delle possibilità di felicità offerte a noi uomini'. Il lettore tipo di Stilos - stavo per dire con Eco 'il lettore-modello', quello che collabora con l'autore modello - è dunque chi come Prometeo ha i doni dati dagli dei ai mortali: spirito e coscienza. Talché mi viene fatto di ripetere Sciascia: 'Nulla di sé e del mondo sa la generalità degli uomini se la letteratura non glielo apprende'. Io credo nel primato della letteratura come mezzo di conoscenza per dedurre norme di contemplazione sì ma anche di comportamento. La letteratura, come la medicina, è la sola materia che interessa l'umanità in tutti i tempi e in ogni luogo, perché lo spirito, come il corpo, è uguale e immutabile in tutti i tempi e in ogni luogo. Allora, per rispondere più esattamente alla sua domanda, le dirò che il lettore di riferimento di Stilos non è solo quello più culturalmente avvertito, lo specialista, ma la persona, giovane o adulta che sia, curiosa e stupita, capace di non stare in mezzo ma di essere comunque presente. Per fare questo, Stilos ha adottato strumenti precisi, riducendo al massimo il saggio accademico, privilegiando il duttile mezzo dell'intervista e preferendo gli autori contemporanei, soprattutto emergenti. Si era partiti, quattro anni fa, da uno scacchiere solo o prevalentemente siciliano; poi, piano piano, abbiamo esteso i nostri orizzonti per diventare un magazine letterario di interessi sovraregionali che ha un occhio di riguardo, una 'particolarità' avrebbe detto Sciascia, per le cose siciliane.

Ci parli della situazione culturale in Sicilia, la vostra tradizione è molto importante, oggi come vivete tale eredità?

Non parlerei di eredità, ciò che suppone non solo una spartizione ma anche una scomparsa e una successione. Io parlerei di continuità. Si parte, come in un disegno demiurgico, dai dioscuri della letteratura siciliana, Verga e Pirandello, che sono stati i padri coscritti, i nostri lari: a entrambi si sono votate due generazioni distinte di scrittori. Cosicché, alla rappresentazione della realtà immaginata da Verga, che ha raccontato il suo mondo secondo quanto i suoi personaggi vedevano, si sono indirizzati quanti, da De Roberto a Camilleri, passando per Vittorini, certo D'Arrigo, e Sciascia, hanno individuato nella realtà in sé, nell'esperienza, il dato narrabile; mentre alla rappresentazione della realtà colta da Pirandello, che ha raccontato il suo mondo secondo quanto i suoi personaggi sentivano, si sono volti quanti, da Lanza a Consolo, per il tramite di Bufalino, Brancati, Bonaviri, lo stesso Fiume, hanno considerato il solo elemento idealistico, non esteriore ma interiore. Accanto o attorno a questi nomi figurano poi una lunga serie di autori viventi che hanno rinverdito i due coté occupando posizioni mediane e quindi innovando la tradizione. Penso a nomi quali Silvana Grasso, Silvana La Spina, Roberto Alajmo, Giosuè Calaciura, Domenico Conoscenti, Santo Piazzese, Michele Perriera, Melo Freni, Emilio Isgrò, Nino De Vita, per i quali è valso il senso della realtà irrelata di una Sicilia meno consistente e materica e più immaginata o immaginifica, ai quali va il merito di aver superato la pregiudiziale verghiano-pirandelliana prefigurando nuove soluzioni narrative. Ma una parola, per dirla con Shakespeare, merita la critica letteraria, che è stata attentissima agli svolgimenti letterari siciliani; e mi riferisco in particolare non tanto alla critica siciliana (Tedesco, Di Grado, Traina, Gioviale...) quanto a quella non siciliana, nel cui ambito la generazione di critici più giovani non ha risparmiato studi e riflessioni sui processi di sviluppo siciliani. Pensi ai contributi di Silvio Perrella, Massimo Onofri, Filippo La Porta, Raffaele Manica, Andrea Cortellessa, Domenico Scarpa, per citarne solo alcuni: l'attenzione rivolta alla narrativa siciliana è stata pari a quella da loro dedicata ai nuovi autori, da Nove ad Ammaniti. Certo, c'è da chiedersi a questo punto se tanto riguardo non sia il frutto maturo del fenomeno siciliano, che riunisce un numero impressionante di scrittori in una cifra pressoché omogenea (il tema della Sicilia innanzitutto facendo da leit motiv) e che ha raggiunto una soglia non più revocabile né trascurabile. Sta di fatto che, come nel passato, anche oggi gli scrittori siciliani occupano il proscenio nazionale. Del resto, se così non fosse stato, Stilos non solo non avrebbe avuto ragione di esistere ma neanche di nascere.

Il successo di scrittori siciliani (Camilleri in particolare) ha dato nuovo impulso alla letteratura?

Il loro contributo credo che sia sotto gli occhi di tutti. Forse, negli ultimi anni, solo la letteratura partenopea ha fatto di più e sta crescendo più in fretta e meglio. Camilleri è l'autore che più di ogni altro - secondo forse solo a Pirandello - ha venduto più libri ed è andato più lontano. Ha svecchiato la letteratura siciliana, tenendo a balia nidiate di nuovi autori che adesso lo scimmiottano, ed ha risvegliato il dialetto (benché quello solo agrigentino) portandolo nella bocca anche di lettori leghisti. Il suo impulso è stato decisivo sul crinale delle nuove forme, ma non dimentichiamo che la letteratura siciliana non è storicamente da best seller quanto da lungo corso. Nei decenni a venire continueremo a leggere Verga, Pirandello così come Sciascia, Bufalino, Bonaviri e Consolo: a piccole dosi, senza drogarsi. Come una terapia. E non è quello di curare l'anima e l'umanità il fine della letteratura?

A cura di Grazia Casagrande

Stilos è in edicola il martedì

 

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